Agliati Mario

Mario Agliati, luganese-lombardo, è nato nel 1922. Dirige a Lugano la rivista "Il Cantonetto" (dal lui fondata nel 1953). Accanto alla rivista, il cui epicentro è la "Lugano del buon tempo antico" sono nate le "Edizioni del Cantonetto", che hanno in catalogo poesie dialettali e raccolte di prosa e saggi, ed è nato, negli anni Cinquanta, il Premio Cantonetto di poesia dialettale. La passione maggiore di Agliati è la storia locale, raccontata in tono discorsivo, affabile, che ama inseguire minuzie e fatterelli; sono le trasformazioni spesso sgradevoli o orrende che il paesaggio e le testimonianze del passato stanno subendo per colpa dell'uomo, dell'inerzia privata. Questa sua predilezione per la rievocazione della storia locale trova testimonianza in una serie di opere fra le quali spicca "Lugano del buon tempo". Singolare la sua lingua, che si rifà con garbo e ironia, non disgiunta da un costante impegno morale, a stilemi ottocenteschi rivisitati con sottigliezza tutta moderna. Nel 1966 Mario Agliati ha scritto un romanzo d'impronta autobiografica "L'erba voglio" ed è recentemente tornato alla narrativa con la raccolta di racconti "La profezia del dottor Donzelli".

Werke:
  • La sezione Baretti. Lugano (Collana di Lugano) 1951.
  • La sposina del '909. Lugano (Gaggini & Bizzozzero) 1959.
  • L'erba voglio. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1966.
  • Carte da caffè. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1977. (La Lampada)
  • Carta e lapis. Lugano (Ed. del Cantonetto); Locarno (Pedrazzini) 1981. (La Lampada)
  • I problemi del professor Pilati. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1987.
  • La profezia del dottor Donzelli. Lugano (Ed. del Cantonetto) 1991.

Textausschnitt aus La Profezia del dottor Donzelli

Cinque racconti in prima persona. L'io narrante, in realtà, è sempre diverso, se pur per taluni lati riconducibile, nella diversità, a una vaga unità: sempre da metter a ogni modo nella compagnia di quelli che non sogliono vincer le partite occasionali della vita quotidiana. D'altra parte dir che sempre perda, e tutto, sarebbe un dire eccessivo; appare nel complesso sereno e (salvo qualche impennata che subito fa rientrare) quasi contento del proprio fragile stato; e mostra spesso di apprezzare (magari istruendosi un poco) la facondia dei personaggi che incontra sulla sua strada. Forse percorre le sue narrazioni un filo di malinconia; ma non è detto che la malinconia possa accompagnarsi al sorriso; tant'è vero che un poeta l'ha chiamata "ninfa gentile". Quanto all'ubicazione geografica dei racconti, veda poi il lettore; forse ci si ritroverà, e altre volte no; ma l'ubicazione, or di qua or di là dal confine, non vuole essere per l'autore cosa essenziale.

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